Aradia Demon
Sono Sharon, in arte Aradia Demon.
Il mio percorso è sempre stata un’evoluzione continua.
Ho iniziato a tatuare sperimentando diversi stili, quelli che più mi appassionavano e incuriosivano.
Negli anni ho imparato diverse tecniche, fino a specializzarmi in tatuaggi a colori.
Il motivo della mia scelta è sempre stato molto emotivo.
I colori mi permettono di esprimere quello che sento e enfatizzare le emozioni che voglio trasmettere con il tatuaggio.
Nel mio percorso, nelle persone che mi circondavano e nella mia visione ho sempre cercato la scintilla.
Volevo veder attorno a me qualcosa di diverso da quello che è attualmente puramente estetico., ed è quello che cercavo anche nel tatuaggio.
Ho sempre pensato che il tatuaggio fosse molto più che inchiostro su pelle e andava onorato e lo stesso pensano le persone che lavorano con me.
Per un periodo sono stata convinta di aver trovato la mia dimensione specializzandomi in uno stile che mi piacesse, fino a che non ho iniziato a chiedermi perché tatuassi davvero.
La risposta è stata semplice ed è stato il motivo del mio ultimo cambiamento.
Ho capito che non volevo più fare tatuaggi vuoti, privi di significato.
Per me il tatuaggio è molto più di un segno sulla pelle: è un linguaggio profondo. Un rito sacro. Una parola dell’anima.
Attraverso il racconto, il disegno, il colore, le parole e i simboli, il tatuaggio diventa uno spazio in cui accogliere e onorare chi siamo stati, chi stiamo diventando e chi scegliamo di essere.
È un atto di accettazione, di guarigione, di trasformazione.
Ogni linea incisa racconta un passaggio interiore. Ogni simbolo è la voce di un’emozione, di una ferita o di una rinascita.
Tatuarsi significa rendere eterno un ricordo, un sogno, un’intenzione profonda. È dichiarare al mondo, e prima ancora a se stessi:
“Questa è la mia verità.”
Per me tatuare è accompagnare un’anima nel suo percorso, ascoltare ciò che vuole dire e dare una forma a tutto questo per permettergli di vivere sempre.
È celebrare la vita e i suoi cicli. È portare alla luce ciò che l’anima sussurra nel silenzio. È lasciare che la pelle parli con le parole che teniamo dentro.